Search

Quando un sorriso scosta una tenda e i pregiudizi


"Secondo me ALYN non è un ospedale, ma una casa piena di amore”. A dirlo è Seja, infermiera del reparto di riabilitazione dell'ospedale ALYN da molti anni. Il suo lavoro l’ha portata a contatto con tante storie toccanti che parlano di sofferenza, impegno di sfide contro il male, ma Seja ne ha una in particolare che ha deciso di condividere, perché racconta di un’amicizia nata contro ogni possibilità e di come le barriere possano cadere con una semplice risata.

Nella stanza 10 erano ricoverati due ragazzi, Omar ed Elai. Due ragazzi che venivano da posti molto diversi tra loro... Omar, 4 anni, era arrivato da Hebron dopo essere stato gravemente ferito in un incidente stradale e le sue condizioni erano complesse. Elai, 11 anni, era lì per sottoporsi a un lungo processo di riabilitazione dopo un'operazione alla gamba, ma la sua casa era ad Ashkelon, tra Tel Aviv e la striscia di Gaza”.

Anche le loro madri sono molto diverse. La madre di Omar, una donna musulmana che indossa sempre l'Hijab, sedeva ogni giorno accanto al suo letto, sul lato sinistro della stanza. A volte piangeva per le sue difficili condizioni, a volte sorrideva, ma aveva sempre lo stesso sguardo, uno sguardo incerto, triste, pieno di domande. La madre di Elai, una donna ebrea piena di energia, cercava costantemente di essere forte, ma a volte, inevitabilmente, si sentiva stanca. Seduta accanto al figlio, sul lato destro della stessa stanza, dedicava il suo tempo a stare con lui durante la riabilitazione, si assicurava che non si arrendesse e continuasse il suo impegnativo percorso.

Nella stanza le due madri e i due letti erano separati da una tenda che rendeva impossibile vedersi, ma anche da molte barriere invisibili. In riabilitazione non c’è molto tempo per sviluppare relazioni interpersonali di qualsiasi tipo, i genitori sono impegnati a elaborare la situazione, a gestire il dolore, a continuare a spingere i figli a lavorare sodo. Devono gestire con loro i momenti di crisi, così come celebrare le loro vittorie per ogni piccolo progresso. Nella stanza, ognuno sentiva ciò che accadeva all'altro dietro la tenda, ma un giorno, al momento del pasto, entrambi i bambini si sono messi a ridere per una barzelletta raccontata da un altro bambino. È stato un attimo e gli occhi delle loro madri si sono incontrati, uno sguardo che parlava senza parole di un cuore pieno di lacrime nascosto dietro un sorriso. In quel momento nella stanza è nato un linguaggio speciale. Anche se la madre di Omar non capisce l'ebraico e la madre di Elai non parla l'arabo, hanno comunicato un po' in inglese e soprattutto con il linguaggio del corpo, si sono ascoltate a vicenda e hanno iniziato a conversare sulle difficoltà, sul dolore, sulla speranza e sulla paura. Non hanno rinunciato alle conversazioni, hanno usato applicazioni di traduzione o hanno comunicato attraverso assistenti che parlavano entrambe le lingue.

Questo legame si è trasmesso anche ai bambini: Elai parlava spesso con Omar e si lamentava con lui durante le giornate più intense, e Omar per la prima volta ha sorriso in risposta alla voce di Elai.

Il 10 agosto, durante l'Operazione Breaking Dawn, la madre di Elai è tornata da un weekend ad Ashkelon e ha raccontato che un missile era caduto nel parcheggio della loro casa. Un minuto dopo, mentre mi trovavo davanti alla loro stanza, ho potuto vederle abbracciarsi. Hanno liberato la loro rabbia, la loro paura e la loro preoccupazione in un gesto che ha rotto tutti i pregiudizi.

E così oggi quando entro nella stanza, non posso non notare che la tenda tra loro ora è aperta. Se vi dovesse capitare di passare dalla stanza 10, le vedrete sedute insieme, ognuna si assicura di chiamare l'équipe quando sente che l'altra ha bisogno di aiuto, ed entrambe fanno del loro meglio per evitare che l’altra si perda d’animo. Sono diventate, a loro modo, una famiglia e ALYN è la loro casa. Qui non ci sono confini o religioni, nessuno è diverso di fronte al dolore. Per scoprirlo basta semplicemente scostare una tenda.

18 views