Pensavo di sapere dove lavoravano gli angeli. Poi sono arrivata ad ALYN
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Per Naomi Shoshani lavorare all’ALYN Hospital ha cambiato tutto ciò che pensava di sapere sull'infermieristica, su cosa significhi realmente guarire e su come si possa aiutare una famiglia a ricostruire la propria vita.
Naomi sapeva che sarebbe diventata infermiera molto prima di comprendere cosa significasse la professione: a cinque anni ogni Purim si travestiva da infermiera, a 18 anni ha cominciato a lavorare in corsia e per 17 anni il suo reparto è stata l’oncologia pediatrica, dove alla fine ha ricoperto il ruolo di Capo Infermiera.
“Negli anni ho sentito le stesse frasi più e più volte: ‘Siete angeli’, ‘State facendo un lavoro meraviglioso’. E, onestamente, per molti anni ho creduto che prendersi cura dei bambini con il cancro fosse un'opera da angeli. Poi sono arrivata all'ALYN Hospital e ho scoperto un altro luogo dove persone straordinarie aiutano bambini e famiglie a ricostruire la loro vita.”
Secondo Naomi, l'oncologia pediatrica, nonostante le sue immense sfide, spesso segue un percorso relativamente chiaro. Ci sono momenti difficili, ma molti bambini riescono a riprendersi, crescono e vanno avanti con la loro vita. Ma all’ALYN, la storia è diversa. “Una famiglia può vivere una vita completamente ordinaria, e in un solo momento tutto cambia. – spiega - Un incidente, un trauma cranico, delle gravi ustioni, un'amputazione o una malattia complessa. All'improvviso, tutto ciò che un tempo davano per scontato appare diverso. Le famiglie si trovano ad affrontare una realtà che non avrebbero mai immaginato. È proprio in quel momento, spiega, che il ruolo delle infermiere assume un significato profondo.
"Siamo accanto a bambini e famiglie 24 ore su 24. A volte il momento in cui un genitore prende coscienza del cambiamento nella vita del proprio figlio, e dell'intera famiglia, avviene durante una semplice conversazione ai piedi del letto. Si può quasi vedere la consapevolezza farsi strada. In quei momenti, le nostre parole, la nostra presenza, uno sguardo o una mano posata delicatamente sulla spalla possono avere un potere enorme. Questi sono i momenti che le famiglie ricordano per anni."
Aiutare i genitori a tornare a diventare genitori
Una storia, in particolare, ha lasciato un'impressione duratura su Naomi. È quella di una bambina di sei mesi nata prematuramente con un'ernia diaframmatica congenita che ha richiesto una prolungata ventilazione assistita. Nell'ospedale dove era stata curata dopo la nascita, la bambina è stata collegata a un ventilatore e a numerosi dispositivi medici. I suoi genitori raramente potevano tenerla in braccio, confortarla o anche solo coccolarla perchè continuamente sottoposta a procedure mediche e collegata a macchinari.
“In situazioni come questa i genitori spesso si sentono impotenti," spiega Naomi. "Quando un bambino è ventilato e non può piangere o emettere suoni, è difficile capire cosa prova, o di cosa ha bisogno. Il legame naturale tra genitore e figlio viene interrotto, non perché ci sia manchi l’amore, ma perché i genitori semplicemente non hanno l'opportunità di prendersi cura dei propri figli come desiderano.”
Quando la bambina è arrivata al Dipartimento di Riabilitazione Respiratoria di ALYN, qualcosa è cambiato. Naomi ricorda che: “Per la prima volta, i suoi genitori sono riusciti davvero a toccarla. Per la prima volta suo padre mi raccontò di sentirsi davvero genitore. Diceva che dopo ogni momento di dolore arrivavano un abbraccio, un tocco un momento di vicinanza. Non sapeva se lei lo percepisse allo stesso modo, ma per lui era un modo per proteggerla, confortarla e semplicemente esserle vicino...”
Per Naomi, è questo il cuore della missione di ALYN. “Non ci prendiamo cura solo dei bambini. Camminiamo al fianco delle famiglie e aiutiamo i genitori a ritrovare la fiducia e la capacità di essere parte attiva nella cura del proprio figlio, insegnando loro come osservarli, valutarli, comprenderli. Li guidiamo, li sosteniamo e ridiamo loro la capacità di sentirsi di nuovo genitori, ricordandogli che non devono portare questo peso da soli.”
Naomi crede che lo stesso principio valga per anche per lo staff infermieristico che dirige ad ALYN.
“Quando gli infermieri lavorano in un ambiente dove vengono ascoltati, apprezzati e hanno la possibilità di crescere, sono in grado di donare molto di più. Ogni conversazione, ogni lezione, ogni interazione con una famiglia crea una reazione a catena. Una connessione che continua ben oltre il momento in cui una famiglia lascia l'ospedale.”
E ripensando a chi la chiamava angelo, Naomi sorride: “Se mi chiedono oggi dove lavorano gli angeli, rispondo che lavorano qui, all'ALYN. Non perché compiano miracoli, ma perché ogni giorno scelgono di stare accanto a bambini e famiglie nei momenti in cui hanno più bisogno di qualcuno.”


