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Quando anche riabilitazione è cross-culturale: le storie di Shani e Hatem e di Ruth e Muhammad

Solo dieci anni fa una famiglia di Gerusalemme Est, o di nuovi immigrati dall'Etiopia o dalla Russia con un bambino bisognoso di ricovero, avrebbero potuto facilmente sentirsi persi entrando in una struttura medica israeliana e non riuscendo a leggere i cartelli che per la maggior parte dei casi sarebbero stati solo in ebraico. Ancora peggio: non avrebbero avuto a disposizione alcun traduttore per conoscere le diagnosi dei medici o le istruzioni degli infermieri. Così il Ministero della Salute Israeliano ha recentemente stabilito direttive per incrementare la competenza culturale da parte degli operatori sanitari, ma già molto prima di questi provvedimenti ALYN Hospital era all'avanguardia sulla necessità di integrare i suoi pazienti e le loro famiglie all'interno della struttura. Non solo ad ALYN esiste, accanto alla sinagoga, una sala di preghiera musulmana, ma i cartelli sono anche in inglese e arabo, ci sono traduttori dall'arabo e il personale partecipa a un programma di formazione culturale specifico. Anche per questo ALYN è stato riconosciuto come "L'ospedale culturalmente più competente in Israele" dal Centro Inter-Culturale di Gerusalemme. Ci sono molti esempi in cui questa "Riabilitazione Cross- Culturale", dovuta all'ambiente così inclusivo creato da ALYN, si è trasformata in una speciale relazione paziente/terapeuta. Eccone due.


Shani e Hatem

Shani Raz-Zilbeger è una terapista occupazionale ebrea con moltissima esperienza e tra i suoi pazienti c'è, da più di otto anni, Hatem. Hatem è musulmano, ha quasi 16 anni e vive con la sua famiglia a Gerusalemme Est. Shani ha sviluppato negli anni un rapporto speciale con Hatem e gli parla in un misto di ebraico e arabo.

Hatem utilizza un ventilatore per respirare e, quando deve percorrere lunghe distanze, una sedia a rotelle elettronica. Negli ultimi mesi, con la maggior parte delle sessioni di riabilitazione e istruzione tenute a distanza, Shani e la madre di Hatem, Arij, hanno sviluppato un forte legame. "Arij investe così tanto in Hatem", spiega Shani, "il nostro lavoro con lui non avrebbe avuto tanto successo senza che lei si assicurasse di aiutarlo a casa e di portarlo qui una volta alla settimana". Arij ha ricordato quando sono venuti la prima volta ad ALYN: "Avevo paura che Hatem si sarebbe spaventato vedendo altri bambini con condizioni mediche ancora più complicate di lui. Poi ho visto che era felice, e anch'io lo sono stata ".




Ruth e Muhammad

Anche Ruth Vitztum è fisioterapista da molto tempo in ALYN Hospital e ha curato Muhammad per quasi tutta la vita del ragazzo. Dopo un lungo periodo di assenza del trattamento presso ALYN, in parte a causa delle limitazioni del COVID-19 e in parte a causa di una caduta a casa che ha provocato una frattura alla gamba di Muhammad, di recente hanno ricominciato le sessioni di idroterapia insieme: "È entusiasta di rivedere Ruth e di entrare in piscina", dice suo padre Zaid. "Ruth non è la fisioterapista di Muhammad, è una parte della famiglia!". Anche Zaid è diventato parte della "famiglia" ALYN, non solo come padre di un paziente, ma anche lavorando una volta alla settimana come traduttore per famiglie di lingua araba: "Voglio aiutare le altre famiglie a capire cosa devono fare per prendersi cura al meglio dei loro figli, spiegargli di quali farmaci e trattamenti hanno bisogno e per aiutarli fare domande". Ruth aggiunge: "Dall'esterno, vedere ebrei e arabi che lavorano insieme sembra qualcosa di speciale. Qui è normale".


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